Venezia


Piazza San Marco: E' una delle piu' importanti piazze italiane, rinomata in tutto il mondo per la sua bellezza e integrita' architettonica. E' l'unico spazio urbano di Venezia che assume il nome di piazza, in quanto tutti gli altri spazi in forma di piazza sono propriamente definiti campi. Ha forma trapezoidale ed e' lunga 170 metri. Cuore della citta' lagunare e luogo simbolo della Repubblica di Venezia, la zona monumentale di Piazza San Marco si compone di tre settori:
- la Piazza propriamente detta, cioe' la zona racchiusa fra le Procuratie Vecchie e Nuove e quelle "nuovissime", con uno sviluppo architettonico di rara suggestione sul complesso monumentale della omonima basilica e l'appena prospiciente, svettante, campanile di San Marco.
- la Piazzetta o Piazzetta San Marco, propaggine meridionale antistante il Palazzo Ducale e la Libreria, accesso monumentale all'area marciana per chi proviene dal mare attraverso le due famose colonne fronteggianti il Bacino San Marco, sul quale si affaccia il molo di Palazzo Ducale, l'unica riva di Venezia che porti il nome di molo.
- la Piazzetta dei Leoncini, propaggine occidentale a lato della basilica e prospiciente il Palazzo Patriarcale, cosi' chiamata per le due statue di leoni accovacciati delimitanti l'area centrale sopraelevata.

Basilica di San Marco: La basilica di San Marco a Venezia e' la chiesa principale della citta', cattedrale della citta' e sede del Patriarca. e' uno dei principali monumenti di piazza San Marco, che da essa prende il nome. Sino alla caduta della Repubblica Serenissima e' stata la chiesa palatina dell'attiguo palazzo Ducale, retta a prelatura territoriale sotto la guida di un primicerio nominato direttamente dal doge. Ha assunto il titolo di cattedrale a partire dal 1807, quando fu qui trasferito dall'antica cattedrale di San Pietro di Castello. La prima Chiesa dedicata a San Marco, voluta da Giustiniano Partecipazio, fu costruita accanto al Palazzo Ducale nell'828 per ospitare le reliquie di San Marco trafugate, secondo la tradizione, ad Alessandria d'Egitto da due mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Questa chiesa sostitui' la precedente cappella palatina dedicata al santo bizantino Teodoro (il cui nome era pronunciato dai veneziani To'daro), edificata in corrispondenza dell'attuale piazzetta dei Leoncini, a nord della basilica di San Marco. Risale al IX secolo anche il primo Campanile di San Marco. La primitiva chiesa di San Marco venne poco dopo sostituita da una nuova, sita nel luogo attuale e costruita nell'832; questa pero' ando' in fiamme durante una rivolta nel 976 e fu quindi nuovamente edificata nel 978 da Pietro I Orseolo. La basilica attuale risale ad un'altra ricostruzione (iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 e continuata da Domenico Selvo e Vitale Falier) che ricalco' abbastanza fedelmente le dimensioni e l'impianto dell'edificio precedente. In particolare la forma architettonica nel suo complesso si avvicina molto a quella dell'antica Basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli (distrutta pochi anni dopo la conquista ottomana), la seconda chiesa piu' importante della citta' e mausoleo imperiale. La nuova consacrazione avvenne nel 1094; la leggenda colloca nello stesso anno il ritrovamento miracoloso in un pilastro della basilica del corpo di San Marco, che era stato nascosto durante i lavori in un luogo poi dimenticato. Nel 1231 un incendio devasta la basilica di San Marco che viene subito restaurata.

Campanile di San Marco: Il campanile di San Marco e' uno dei simboli della citta' di Venezia. I veneziani lo chiamano affettuosamente El parón de casa[1] (Il padrone di casa). Alto 98,6 metri e' uno dei campanili piu' alti d'Italia. Si erge, isolato, in un angolo di piazza San Marco di fronte alla basilica. Di forma semplice, si compone di una canna di mattoni, scanalata, avente un lato di 12 metri e alta circa 50 metri, sopra la quale si trova la cella campanaria, ad archi. La cella campanaria e' a sua volta sormontata da un dado, sulle cui facce sono raffigurati alternativamente due leoni andanti e le figure femminili di Venezia (la Giustizia). Il tutto e' completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommita', montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, e' posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione e' impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla Loggetta del Sansovino.

Torre dell'Orologio: L'edificio consta di una torre centrale, costruita tra il 1496 e il 1499 dall'architetto Mauro Codussi, e di due ali laterali, aggiunte successivamente. L'arco sottostante collega la piazza con le Mercerie. Il quadrante dell'orologio e' in oro e smalto blu; segna ora, giorno, fasi lunari e zodiaco. Un primo restauro fu eseguito nel 1757. Il restauro moderno, iniziato nel 1997, e' stato terminato nel maggio del 2006 e inaugurato alla mezzanotte del 27 maggio.[1] L'Orologio e' dotato anche di un meccanismo a carillon, attivato tradizionalmente solo nel giorno dell'Epifania. A ogni scoccare di ora, il pannello laterale delle ore si apre per lasciare passare un carosello di statue in legno rappresentanti i personaggi della Nativita' e i Re Magi. Le statue, trascinate da un meccanismo a binario lungo la piattaforma semicircolare posta sopra al quadrante, rientrano poi nella Torre attraverso il pannello laterale dei minuti situato dal lato opposto dell'Orologio. Cominciando dal tramonto del sole alle ore 18, la giornata era divisa in 24 ore e quindi i quadranti furono graduati da 1 a 24.

Palazzo Ducale: Il Palazzo Ducale, uno dei simboli della citta' di Venezia e capolavoro del gotico veneziano, sorge nell'area monumentale di Piazza San Marco, tra la Piazzetta e il Molo. Antica sede del Doge e delle magistrature veneziane, ne ha seguito la storia, dagli albori sino alla caduta, ed e' oggi sede del Museo Civico di Palazzo Ducale e fa parte della Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE). L'edificazione del palazzo inizio' presumibilmente nel IX secolo, a seguito del trasferimento della sede ducale da Malamocco all'odierna Venezia, definitivamente sancito nell'812 durante il dogado di Angelo Partecipazio. Il palazzo era soprattutto la "casa" fortificata di un doge alle cui ambizioni personali la comunita' poteva rispondere, spesso, soltanto con la violenza: nel 976 una rivolta demoli' il castello, la basilica e buona parte del quartiere circostante. Segui' la ricostruzione avviata da Pietro I Orseolo, un nucleo fortificato costituito da un corpo centrale e da torri angolari, circondato dall'acqua, le cui tracce ancora si intuiscono nell'assetto del piano loggiato. Il complesso subi' una prima grande ristrutturazione, che trasformo' la fortezza originaria in un elegante palazzo privo di fortificazioni, nel XII secolo durante il dogado Sebastiano Ziani. Un nuovo ampliamento fu realizzato tra la fine del ‘200 e i primi del 300, per servire le nuove esigenze dello stato repubblicano seguite alla Serrata del Maggior Consiglio, la cui sala venne ampliata. Nel 1310 venne represso un tentativo di assalto al palazzo nel corso di una congiura guidata da Bajamonte Tiepolo. A partire dal 1340, sotto il dogado di Bartolomeo Gradenigo, il palazzo comincio' una radicale trasformazione verso la forma attuale. Nel 1404 venne terminata la facciata sul molo, nel 1423, vennero avviati i lavori sul lato verso la piazzetta e la basilica, nel 1439 iniziarono anche i lavori per la Porta della Carta. Dopo il grande incendio del 1483 venne riedificata la parte interna, cioe' quella sul lato del rio di Palazzo che termina con il Ponte della Paglia, i cui lavori che proseguirono sino al 1492 e la costruzione della Scala dei Giganti. L’11 maggio 1574 un incendio distrusse alcune sale di rappresentanza al piano nobile. Decisa immediatamente la ricostruzione, la direzione tecnica ed esecutiva venne affidata al "proto" Antonio da Ponte, affiancato da Andrea Palladio e Gianantonio Rusconi.[2] Pur risultando difficile l’individuazione di interventi progettuali riconducibili alla mano di Palladio, gli studiosi hanno ugualmente tentato di riconoscerne la matrice nelle porte interne, in particolare quella che dalla Sala dell’Anticollegio conduce alla Sala delle Quattro Porte e quelle presenti in quest’ultima, e nei camini delle sale del Collegio e dell’Anticollegio.[2] La presenza di Palladio a Palazzo Ducale e' documentata pure tra il 1577 e il 1578, per il restauro dell’edificio danneggiato da un secondo grave incendio (20 dicembre 1577) in cui andarono perduti importanti cicli pittorici. Anche in questo caso, le ipotesi di una sua proposta concreta lasciano dubbi tra la critica.[2] Tra il 1575 e il 1580 Tiziano e Veronese vennero a loro volta chiamati a decorare gli interni del palazzo e la loro opera fini' per inserirsi nella ricostruzione delle sale dell'ala meridionale seguita all'incendio del 20 dicembre 1577. All'inizio del XVII secolo furono aggiunte le cosiddette Prigioni Nuove, al di la' del rio, ad opera dell'architetto Antonio Contin. Questo nuovo corpo di fabbrica, sede dei Signori della Notte, magistrati incaricati di prevenire e reprimere reati penali, viene collegato al Palazzo tramite il Ponte dei Sospiri, percorso dai condannati tradotti dal Palazzo, sede dei tribunali, alle prigioni. Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, la cui fine fu decretata nella seduta del Maggior Consiglio del 12 maggio 1797, il Palazzo non venne piu' utilizzato come sede del principe e delle magistrature, ma fu adibito a sede di uffici amministrativi degli imperi napoleonico e asburgico. Le prigioni, denominate Piombi, conservarono la loro funzione e furono oggetto degli scritti di Silvio Pellico. Con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia il Palazzo subi' cospicui restauri e nel 1923 venne destinato a museo, quale e' tuttora.

Museo Correr: Il Museo Correr e' un museo della citta' di Venezia, situato nel sestiere di San Marco, presso Piazza San Marco e fa parte della Fondazione Musei Civici di Venezia. La raccolta ha sede nell'Ala Napoleonica (o Fabbrica Nuova), edificio costruito nella prima meta' del XIX secolo abbattendo una chiesa e parte del prolungamento delle Procuratie, voluto da Napoleone per essere adibito a sede di cerimonie. Il museo ha origine con le donazioni del nobile veneziano Teodoro Correr, morto nel 1830. Col passare del tempo le collezioni si accrebbero e nel 1898 fu necessario il trasferimento dell'esposizione dalla sede originaria di Palazzo Correr al Fondaco dei Turchi. Nel 1922 avvenne il definitivo trasferimento nell'attuale sede.

Museo Archeologico Nazionale: Il Museo archeologico nazionale e' un museo di Venezia dedicato all'archeologia, situato in piazza San Marco, presso le Procuratie Nuove. Ospita una raccolta d'antichita', frutto del collezionismo veneziano, con esempi di sculture greche del V-IV secolo a.C., i Galati Grimani, ritratti di epoca romana, rilievi, iscrizioni, ceramiche, avori, gemme e una raccolta numismatica. Il Museo archeologico nazionale ha avuto origine nel Cinquecento, per le donazioni di famiglie veneziane, acquistando in questo modo carattere collezionistico.

Casa di Carlo Goldoni: Ca’ Centani, o Centanni, meglio conosciuta come la “Casa di Carlo Goldoni”, fu eretta nel XV secolo. Si tratta di un tipico palazzo gotico di non eccessiva dimensione, ma che presenta ancora oggi, nonostante le svariate ristrutturazioni, l’impianto e gli elementi tipici dell’architettura civile veneziana tra la fine XIV e l’esordio del XV secolo. La facciata del palazzo, estesa e ben equilibrata, si piega a seguire l’andamento dello stretto rio su cui si affaccia. Elemento dominante e' la bella quadrifora dalle colonne sottili e dagli archi inflessi in corrispondenza del piano nobile. Il piano terreno, con una tipica pavimentazione in cotto dall’aspetto arcaico, e' costituito dall’androne porticato verso la riva d’acqua e dalla suggestiva corte con scala scoperta che poggia su archi acuti digradanti, con balaustra in pietra d’Istria a semplici pilastrini cilindrici, leoncino e pigne. I piani superiori, presentano un piccolo salone passante su cui si affacciano gli altri ambienti della casa, ma l’irregolarita' della pianta ha tolto in parte la funzione di asse mediano che normalmente aveva il “portego” in questo genere di edilizia. Proprieta' della famiglia Rizzi (sul pozzo presente nella corte si puo' vedere scolpito un riccio che spicca nell’insegna di famiglia), il palazzo fu affittato ai Zentani o Centani, da cui prese la futura denominazione, ospitando anche una fiorente Accademia artistico-letteraria. Verso la fine del ’600 vi si stabili' il nonno paterno di Carlo Goldoni, Carlo Alessandro, notaio di origine modenese. La famiglia Goldoni rimase in questa casa, in cui Carlo nacque il 25 febbraio 1707, fino al 1719. Nel 1914 Aldo Rava', insigne studioso del ’700 veneziano, il conte Piero Foscari e il commendatore Antonio Pellegrini acquistarono il palazzo dall’ultima proprietaria, la contessa Ida Manassero Camozzo. L’idea era quella di trasformarlo in una struttura museale da dedicare, in nome del grande commediografo, a tutta l’arte drammatica italiana, ma il progetto si fermo' a causa della guerra. Nel 1931, Ca’ Centani fu donata al Comune di Venezia affinché fosse restaurata e destinata a Museo Goldoniano e Centro di Studi Teatrali. I nuovi eventi bellici rallentarono i lavori di restauro, completati solo nel 1953, anno in cui la Casa di Carlo Goldoni fu aperta al pubblico.

Ca Pesaro: Ca Pesaro e' un palazzo di Venezia ubicato nel sestiere di Santa Croce. Si affaccia sul Canal Grande tra Palazzo Coccina Giunti Foscarini Giovannelli e Palazzo Correggio, poco distante da Ca Corner della Regina e dalla Chiesa di San Stae. Il grandioso palazzo, ora sede della Galleria internazionale d'arte moderna e del Museo d'arte orientale di Venezia, fu progettato nel '600 dall'architetto Baldassarre Longhena per volonta' della ricchissima e nobile famiglia Pesaro. L'edificazione duro' dal 1652 al 1710: nel 1682, anno in cui Longhena mori', il palazzo era ancora incompiuto. Il committente, allora, ne affido' il completamento a Antonio Gaspari che lo completo' nel 1710, apportando lievissime modifiche al progetto originale. Dalla famiglia Pesaro il maestoso palazzo passo' in seguito ai Gradenigo. Successivamente i Padri armeni Mechitaristi lo utilizzarono come collegio, e infine fu acquistato dalla famiglia Bevilacqua. Divenuto proprieta' della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, essa destino' il palazzo a divenire galleria d'arte moderna. Quando il Comune di Venezia, con deliberazione 5 dicembre 1899, diede esecuzione alle disposizioni testamentarie della duchessa Felicita Bevilacqua, vedova del generale La Masa, che aveva lasciato il suo palazzo di Ca Pesaro al Comune di Venezia con l'espressa finalita' di concedere risorse e spazi ai giovani artisti, fu istituita l'Opera Bevilacqua La Masa.

Museo di Storia Naturale: Il Museo di Storia Naturale si trova all'interno del Fontego dei Turchi, uno fra i piu' particolari palazzi di Venezia, affacciato sul celeberrimo Canal Grande. A seguito di complessi restauri dell'intero palazzo, conclusi nel 2011, l'intero percorso Museale e' stato rinnovato ed aperto al pubblico con 16 nuove sale, un nuovo giardino ed una nuova area ingresso. Al piano terra e' stata allestita la nuova galleria dei cetacei. Nel nuovo percorso, realizzato con particolare attenzione al coinvolgimento del visistatore in percorso di tipo esperienziale, spiccano in particolare le seguenti sale: Sala della spedizione scientifica Ligabue Sulle tracce della Vita Raccogliere per stupire, raccogliere per studiare Il percorso della Vita Acquario delle tegnu'e

San Giacomo dall’Orio: La chiesa di San Giacomo dall'Orio e' un edificio religioso della citta' di Venezia, situato nel sestiere di Santa Croce. Fondata nel IX secolo, e' una delle chiese piu' antiche di Venezia. Piuttosto incerta l'etimologia: secondo alcuni derivante da una famiglia Orio, secondo altri da luprio, palude (e infatti l'isola era circondata da una zona paludosa poi bonificata) secondo altri ancora da un riferimento all'antistante rio, verso cui e' rivolta la facciata (dal rio). Secondo il Lorenzetti l'origine del nome sarebbe legata al fatto che l'isola in cui venne edificata la chiesa era infestata dai lupi, da cui de lupio o de lupao poi storpiata in dall'Orio, oppure sia un riferimento a un albero di alloro (lauro) probabilmente situato vicino alla chiesa stessa[1]. Venne riedificata nel 1225 a cura delle nobili famiglie Badoer e Da Mula e rimaneggiata nel periodo gotico, tra il XV e il XVI secolo.

Murano: Murano e' un'isola della Laguna Veneta, situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani. Come la stessa Venezia, nella realta' e' composta da sette isole minori, di cui due di origine artificiale (Sacca Serenella e Sacca San Mattia), divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti. e' totalmente urbanizzata (escludendo la Sacca S. Mattia tuttora in fase di bonifica) e, con circa 4.500 abitanti, risulta essere uno dei centri piu' popolosi della Laguna. La localita' e' nota in tutto il mondo per il plurisecolare artigianato della lavorazione del vetro. Murano sarebbe uno dei tanti centri fondati dai profughi di Altino durante le invasioni barbariche. L'isola e' pero' nominata per la prima volta solo nell'840, quando nel Pactum Lotharii si ricorda anche Amorianas. Se ne accenna poco dopo in Costantino Porfirogenito e Giovanni Diacono, mentre si elencano almeno dieci muranesi nella lista delle decime di Pietro II Orseolo (X-XI secolo). I documenti dei secoli XI e XII la descrivono come localita' di transito per il flusso migratorio proveniente da Torcello ed Equilio e diretto verso la nascente Venezia[3]. Dal punto di vista civile la citta' era retta da un gastaldo ducale, mentre a livello religioso faceva capo alla chiesa matrice dei Santi Maria e Donato (meta' del X secolo), a sua volta sottoposta nella diocesi di Torcello. Piu' tardi le si aggiunsero le pievi di San Salvatore, San Martino e Santo Stefano[3]. La citta', da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podesta'; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podesta', e di coniare una propria moneta (l'Osella). Divento' ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295 che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia: piu' di una volta, infatti, esse avevano provocato gravi incendi, aggravati dal fatto che allora le costruzioni a Venezia erano soprattutto in legno. L'autonomia dell'isola, ora come comune, fu confermata sotto Napoleone, il quale pero' ne depaupero' e demoli' moltissimi conventi e chiese (oggi se ne contano solo tre), e sotto gli Austriaci. L'istituzione, che comprendeva anche Sant'Erasmo e le Vignole, fu soppressa nel 1923 e il territorio integrato a quello di Venezia.

Burano: urano (Bura'n /bu'ran/ in veneto) e' un'isola (o meglio, un insieme di isole) di 2.724 abitanti della laguna di Venezia settentrionale, su cui sorge l'omonimo abitato, localita' del comune di Venezia. e' collegata da un ponte all'isola di Mazzorbo, che ne e' divenuta una sorta di appendice. e' nota per le sue tipiche case vivacemente colorate, ma anche per la secolare lavorazione artigianale dei merletti e per le tradizioni gastronomiche (tipici dolci sono i bussolai). Burano appartiene alla municipalita' di Venezia-Murano-Burano. Fino al 2005 l'ex quartiere Burano comprendeva, oltre a Burano, Torcello, Mazzorbetto, Mazzorbo oltre a isole minori[1]. Burano sorge nella Laguna Veneta settentrionale, a nord-est di Murano, ed e' a questa collegata tramite il percorso navigabile canale Bisatto-canale Carbonera-scomenzera San Giacomo. Attorno si estendono alcune formazioni palustri, in particolare la palude di Santa Caterina, a sud-ovest, e la palude di Burano, a sud est. A nord e' lambita dal canale dei Borgognoni-canale di Burano, con cui si raggiunte Treporti (a sud) e Torcello (a nord). Subito ad ovest si trova invece Mazzorbo, alla quale e' unita tramite un ponte. e' costituita da quattro isole separate da tre canali interni, che sono il rio Pontinello, il rio Giudecca e il rio Terranova. Analogamente a Venezia, e' divisa in cinque sestieri, distinti appunto dai suddetti canali[2], sui quali si basa la codifica degli indirizzi: La tradizione vorrebbe che Burano fosse stata fondata, come i centri dei dintorni, dagli abitanti della citta' romana di Altino che si erano rifugiati in laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, in particolare agli Unni di Attila e ai Longobardi. La prima attestazione documentaria, comunque, risale all'840 quando nel Pactum Lotharii viene citata - al genitivo - Burani[4]. Le prime abitazioni erano poste su palafitte con le pareti fatte di canne e fango e solo a partire dall'anno Mille furono costruite case in mattoni. Burano poteva godere anche di un clima mite e salubre grazie ad una certa ventilazione che allontanava la malaria. Il governo locale, di tipo comunale, cadde ben presto sotto l'orbita di Venezia a cui rimase sempre legata. Fu comune autonomo sino al 1923, anno in cui fu aggregata a Venezia con Murano e Pellestrina. Il suo territorio si estendeva anche sull'attuale Cavallino-Treporti e sulle isole di Mazzorbo, Torcello, Santa Cristina, Cason Montiron, La Cura, San Francesco del Deserto.